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Un fattore culturale per la società

Se la scienza dello spirito non diventerà fattore culturale, alla fine del XX Secolo l’Europa arriverà alla barbarie. Così disse Rudolf Steiner precorrendo i tempi. In che situazione ci troviamo attualmente? E che significato ha per l’euritmia? L’euritmia è diventata un fattore culturale nell’arte?

Una discussione che si limitasse ai giudizi di fondo rispetto a questi temi sarebbe totalmente inutile. È necessario invece riconoscere che nel presente vi è un grande squilibrio fra vita culturale ed educazione da una parte ed economia dall’altra. Ma è assurdo lamentarsene: non si deve gridare “al fuoco”, bensì spegnerlo.

“L’angoscia animica del presente” – e il bisogno di superarla – ci appare in innumerevoli sintomi. Nel 1924, ad Arnheim, Rudolf Steiner disse ai giovani: “Il mondo va riedificato dalle sue fondamenta”. Sono parole ch conservano tutta la loro attualità e radicalità.

Come può riuscire un’arte relativamente giovane quale è ancora l’euritmia in questo difficilissimo esercizio di equilibrio: inserirsi in un mondo economicizzato – sebbene stenti a mantenersi in vita – senza offuscare o addirittura perdere il proprio impulso spirituale?

Il mondo è il risultato di equilibri. L’euritmia deve riuscire a proporsi come elemento che crea equilibrio. Per questo sono necessari due elementi: un interesse ampio per l’arte del presente (quella non antroposofica) da un lato e un approfondimento spirituale sempre più ricco da parte dei singoli euritmisti ed euritmiste dall’altro.

Da alcuni anni si osserva il fenomeno opposto: tranne alcune eccezioni, l’euritmia si è relativamente isolata all’interno della scena artistica. E l’approfondimento antroposofico ha luogo solo in alcuni o viene sostituito da surrogati. Anche nei collegi delle scuole Waldorf diminuisce la comprensione per l’euritmia.

Quando fra il 2012 e il 2013 partecipai alla Commissione per la scuola del Parlamento tedesco, ebbi modo di osservare che il concetto di educazione in Germania si era ristretto a quello di qualificazione professionale. Si prendevano in esame esclusivamente i problemi legati agli stipendi, al personale, alla comparazione delle qualifiche, non però le questioni riguardanti la qualità dell’educazione. Se ne discuteva tutt’al più nelle pause, o bevendo un caffè, nelle conversazioni private. E benché vi fosse un profondo desiderio di considerare l’uomo come un essere complesso e di orientare l’educazione secondo quest’immagine a tutti i livelli, piuttosto che sulle richieste del mercato del lavoro, tale impulso non trovava poi alcun sostegno concreto.

Da dove possiamo trovare, noi euritmisti ed euritmiste, tale sostegno? Vorrei indicare qui tre motivi, benché sicuramente se ne possano individuare altri.

Il primo motivo è che la nostra anima si amplia se ci poniamo di fronte all’arte del presente e al tempo stesso lavoriamo al nostro approfondimento spirituale. Da questa apertura (talvolta non priva di sofferenza) nasce l’esigenza di una collaborazione con gli altri autentica, seria, sincera, perché ben presto ci si accorge che da soli non si va molto lontano. Quando questa necessità viene posta con tutta la sua forza, il desiderio di un incontro potrà trovare una risposta in quello che Rudolf Steiner chiamava “culto rovesciato”: “Risvegliarsi allo spirituale-animico dell’altro uomo”. Questa è un’arte somma. Nient’altro mi sembra abbia pari importanza per l’euritmia oggi quanto questo motivo. Andrebbe elaborato addirittura un canone dell’incontro.

Il secondo motivo scaturisce dalla domanda su quali strade seguano gli impulsi spirituali del presente. L’approfondimento spirituale dei singoli, come ricordavamo prima, ne costituisce la naturale premessa, il mutamento della nostra percezione e del processo conoscitivo il necessario fondamento. Con ogni nuovo essere umano arrivano nel mondo nuovi impulsi spirituali. Quando siamo davanti a lui, siamo di fronte al mondo spirituale in una forma relativamente pura. Se non prendiamo sul serio un giovane, respingiamo anche gli impulsi che egli porta con sé.

Quando la gioventù si ribella, è il mondo spirituale a ribellarsi in ogni giovane uomo, dice Rudolf Steiner, e se non prendiamo sul serio i problemi dei giovani, se non li consideriamo impulsi cui dare forma, quei problemi si trasformeranno in istinti di potere.

Il terzo motivo si potrebbe definire forza dell’equilibrio. Rudolf Steiner ci indica come l’essere umano a ogni passo, a ogni movimento delle braccia, vinca il peso terrestre e come lì agisca una forza inconscia che mette in relazione le forze che operano interiormente con quelle della gravità.

Nell’euritmia vive la forza dell’equilibrio, un “occultismo igienico”: in un mondo spaccato “nel quale l’uomo non riconosce più l’Altro”, l’euritmia è quindi capace potenzialmente di creare pace a ogni livello. Per questo deve entrare nel mondo attuale, nei punti critici, nelle zone problematiche – da uomo a uomo, nei rapporti di tensione fra l’anima e la terra, nelle tendenze alla divisione della nostra società. Deve misurare con autocritica l’efficacia raggiunta in questi ambiti. E intervenire così anche sui temi e i contenuti dei conflitti sociali.

Oltre a una presenza sempre più organica nella nostra società attuale, lo studio dell’euritmia deve percorrere strade nuove, inserita come “metodo di studio” nel curriculum e nel corso di studi di ogni studente, non importa di quale facoltà. Oggi sarebbe necessario inoltre un lavoro dialogico cosciente sull’educazione della fantasia. Quel che un tempo era scontato, ora spesso non lo è più. Non vi è alcun ritorno a un Paradiso perduto, vi è solo una strada che va persorsa, come descrive Heinrich von Kleist nel suo saggio Über das Marionettentheater (“Sul teatro delle marionette”). Di fronte a noi vi è l’impegno di elevare a coscienza vivente cose che prima erano ben racchiuse nell’inconscio, pur senza essere soffocate del tutto. Molte persone cercano l’euritmia, ma non riescono a trovarla. La nostra capacità di dialogo è il presupposto per agire con una funzione equilibratrice. “Il risveglio nello spirituale-animico dell’Altro”: qui risiede forse il più grosso potenziale di crescita dell’umanità. Un potenziale che è ancora in gran parte da scoprire. L’euritmia quale arte cristico-dialogica nel senso migliore vive per propria natura in questo elemento. E proprio qui nella cultura dell’accordo e dell’equilibrio risiede la sua forza creatrice di pace – ma solo se in noi, euritmisti ed euritmiste, vive l’apertura e la disponibilità alla trasformazione fin nel nostro stesso Io.